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alpino online
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218 7/3/2022 218
- Donne nell'Esercito, la storia di Camilla 
- L'ANA avvia una raccolta fondi per l'Ucraina 
- Scialpinismo: Macugnaga attende gli atleti 
- Alpini in udienza dal Papa 
- "Alpini, siate una grande famiglia unita"
217 28/2/2022 217
- Papa Francesco incontra gli alpini
- "Alpini, continuate ad essere una grande famiglia unita"
- Adunata 2022, invasione pacifica su due Stati
- Rinviato ad aprile il campionato di slalom
- Aperte le iscrizioni per i Campi Scuola
216 21/2/2022 216  
- Il 3° reggimento alpini si prepara per "Volpe bianca"
- Paolo Grigolo, una vita nelle Truppe Alpine
- Aperte le iscrizioni per i Campi Scuola
- L'ANA Trieste celebra il Centenario
       
SERVIZI SPECIALI
 Speciale 23/03/2020  speciale ospedale  
-Il direttore dell'Ospedale da campo ANA Rizzini su La7
Speciale Ottobre 2019 convegno C.I.S.A. 2019 - 1° Giornata
C.I.S.A. 2019 - 2° Giornata
C.I.S.A. 2019 - 2° Giornata Conclusioni
Speciale 13/10/2019  melaverde Puntata delle trasmissione MELAVERDE dedicata alla nostra ASSOCIAZIONE
Speciale 23/08/2019  tridentina  La Fanfara della Tridentina al "12th international Military music festival Spasskaya tower 2019"
       

 

   

 

 

 

A Vipiteno il raduno degli Alpini del

Morbegno a 50 anni dalla naia anni 74-75

Locandina

 

Per il 50°anniversario dalla fine del servizio militare gli alpini Bresciani,

Valsabbini e Gardesani, che hanno svolto il servizio militare presso il

Battaglione Morbegno nel 74-75, si sono ritrovati il 13 aprile presso la

caserma “Menini-De Caroli” di Vipiteno sede del 5° Reggimento Alpini.

Al Raduno hanno partecipato anche numerosi Alpini di altri reparti e scaglioni

 

   
 FOTO piccolo Galleria Foto del Raduno  VIDEO piccolo SLIDE del Raduno
 Foto Alex  

 

 

logo ANA

ADUNATE SEZIONALI

"Monte Suello"

Località  Data  Anno  Locandina
84 70° Degagna-Pompegnino-Vobarno   2024  
83 69° Gavardo-Sopraponte-Soprazocco   2023  
82 68° Vestone-Nozza   2022  
  COVID   2021  
  COVID   2020  
81 67° Polpenazze   2019  
80 66° Odolo   2018  
79 65° San Felice-Portese   2017  
78 64° Salò   2016  
77 63° Roè Volciano   2015  
76 62° IDRO   2014  
75 61° GARGNANO 15-16 giugno 2013  
74 60° MONIGA 31 agosto - 1-2 settembre 2012  
73 59° VALLIO TERME 2-3-4 settembre 2011  
72 58° CASTO 3-4-5 settembre 2010  
71 57° GARDONE RIVIERA 4-5-6 settembre 2009  
70 56° VILLANUOCA s/Clisi 20-21-22 giugno 2008  
69 55° PONTE CAFFARO 1-2 settembre 2007  
68 54° SALO' (80° -Inaug. Sede Sez.) 1-2-3 settembre 2006  
67 53° CAPOVALLE 18-19 giugno 2005  
66 52° SIRMIONE 27-28 marzo 2004  
65 51° GAVARDO (rad. 2° Raggrupp.) 7-8 giugno 2003  
64 50° BAGOLINO 31 agosto - 01 settembre 2002  
63 49° MUSCOLINE 1-2 settembre 2001  
62 48° POZZOLENGO 10-11 giugno 2000  
61 47° PREVALLE 25-26 settembre 1999  
60 46° VOBARNO 20-21 giugno 1998  
59 45° POLPENAZZE 14-15 giugno 1997  
58 44° SALO' 14-15 settembre 1996  
57 43° SOPRAPONTE 17-18 giugno 1995  
56 42° SABBIO CHIESE 23-24 aprile 1994  
55 41° TOSCOLANO-MADERNO 4-5 settembre 1993  
  Presunta numerazione      
54 DESENZANO d/G. giuram. Btg Edolo 30 maggio - 01 giugno 1992  
53 Sospesa  causa Guerra del Golfo      
52 SOPRAZOCCO 22-23 aprile 1990  
51 LIMONE 22-23 aprile 1989  
50 ODOLO 23-24 aprile 1988  
49 GAVARDO 25-26 aprile 1987  
48 SALO'  (60° Fondazione Sez.) 06-07 settembre 1986  
47 AGNOSINE 27-28 aprile 1985  
46 RIVOLTELLA 8 aprile 1984  
45 VESTONE 9-10 aprile 1983  
44 PUEGNAGO 50° Fondazione gruppo 05-06 giugno 1982  
43 POLPENAZZE 20-21 giugno 1981  
42 CAPOVALLE 8 giugno 1980  
41 LIMONE 28-29 aprile 1979  
40 ODOLO 3-4 giugno 1978  
39 Desenzano reduci fronte Greco-Albanese 17-18 settembre 1977  
38 SALO' 50° Fondazione 26 settembre 1976  
37 SOPRAPONTE .... agosto 1975  
36 Vesio Trem.(passo Nota) 28 luglio 1974  
35     1973  
34 GAVARDO 09-10 settembre 1972  
33 Desezano -e -Sopraponte   1971  
32     1970  
31 SOPRAPONTE .... agosto 1969  
30     1968  
29     1967  
28 SALO' 40° Fond.-50° btg m.Suello 22-23 ottobre  1966  
27 GAVARDO 6 settembre 1965  
26 VALLIO TERME 30 agosto 1964  
25 SOPRAPONTE ..... agosto  1963  
24 VESTONE 21 aprile 1963  
23     1962  
22     1961  
21 GAVARDO 25 settembre 1960  
20 SOPRAPONTE ..... agosto  1959  
19 CAPOVALLE 18 gennaio 1959  
18 CASTO 21 Settembre 1958  
17 SOPRAPONTE ..... agosto 1958  
16     1957  
15 GARDONE RIVIERA      
14 SABBIO CHIESE 28 ottobre 1956  
13 SOPRAPONTE 26 agosto 1956  
12 VOBARNO 27 novembre 1955  
11 SOPRAPONTE m.Magno   1954  
10 DESENZANO D/G. 23 aprile 1953  
09     1952  
08     1951  
07 S. MARTINO D/B. 1 giugno 1950  
06     1949  
05     1948  
04 VOBARNO 27 luglio 1947  
03 GAVARDO 26-27 ottobre  1946  
02 VESTONE 8 settembre 1946  
01 MANERBA 16 giugno  1946  
00 Fondazione Sezione "Monte Suello" di Salò   1946  
-01 Rifondazione Sezione Benaco   1945  
-02 Fondazione Battaglione Monte Suello del X Reggimento   1939  
-03 FONDAZIONE SEZIONE BENACO   1926  
         

 

CONSIGLIO DIRETTIVO SEZIONALE 2024-2026

Sabato 17 Marzo 2024 c/o Santuario di Tignale

 

Sabato 17 marzo si è svolto il primo CDS con tutti i consiglieri confermati, uscenti e nuovi dove, oltre alle consuete presentazioni, sono stati assegnati i compiti a ciascuno in seno al consiglio e gli attestati di ringraziamento e apprezzamento del lavoro fatto ai consiglieri uscenti.

 

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I consiglieri uscenti sono:

Flavio Lombardi Vice Presidente Vicario per raggiunti 5 mandati di 3 anni (15 e dico 15 anni di servizio) nel consiglio.

Angelo Bertini Coordinatore di PC della Monte Suello per motivi personali (reclamato dalla famiglia)

Alessandro Zanetti per motivi personali (anche lui reclamato dalla famiglia)

Inoltre i consiglieri Dario Candido, Franco Marianini, Sergio Bresciani e Giampaolo Giubelli sono rimasti esclusi per non aver raggiunto il numero di voti necessari e tutti, nel vero spirito alpino, hanno confermato che comunque il loro impegno in seno alla Sezione non verrà assolutamente meno.

 

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I nuovi consiglieri entrati sono:

Danilo Cabra, Ennio Zerneri, Cristian Leali, Marco Freddi, Mauro Mor, Paolo Pellegrini rientra anche in consiglio il già consigliere nonché revisore Vito Pasini.

 

CristianLeali  DaniloCabra  EnnioZerneri  PaoloPellegrini  Vito Pasini

Cristian Leali           Danilo Cabra          Ennio Zerneri          Paolo Pellegrini       Vito Pasini

 

E’ stato riconfermato Presidente Sergio Poinelli, che ci guiderà per altri tre anni, con il resto del vecchio consiglio.

 

DSC001

  

 Il nuovo consiglio, con i nuovi incarichi, risulta così costituito:
   
Sergio Poinelli                   Presidente

Riccardo Avigo                 

Vice Presidente Vicario (con delega alle manifestazioni)
 Raffaele Badini                 Vice Presidente (con delega alla Protezione Civile)
 Vito Pasini                         Vice Presidente (con delega rif.di Campei)
Rodolfo Baccolo                Segretario Sezionale
Giuliano Ebranati              Tesoriere
Roberto Guitti                    Segretario del CDS
Marco Freddi                     Delegato ZONA A
Rudy Baruzzi                     Delegato ZONA B
Cristian Leali                     Delegato ZONA C
Mauro Mor                         Delegato ZONA D
Marco Perini                      Direttore giornale e Delegato ZONA E
Sergio Tonoli                     Delegato ZONA F
Alberto Augugliaro             Resp. Sito

Danilo Cabra    

Resp. della manutenzione a Campei
Emanuele Ronchi              Resp. Salvaguardia della Montagna
Fabrizio Ferliga                   Resp. Sport e Pellegrinaggi
Fabio Lozito                       Resp. Servizio d’Ordine e Fanfare
Paolo Pellegrini                 Coordinatore Operativo PC
Giulio Righetti                    Resp. Servizio cucina a Campei
Ennio Zerneri                     Resp. Scuole e Campo Scuola a Campei
   

 

Alcuni scatti fotografici della consegna degli attestati e cambio di consegna PC dei consiglieri uscenti

 

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GALLERIA FOTOGRAFICA FOTO piccolo

 

 

  

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SEZIONE di SALO'

"Monte Suello

ASSEMBLEA  SEZIONALE dei DELEGATI 2024

  Salò 10 Marzo 2024

  

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 LeggiPiu

I NOSTRI REDUCI SI RACCONTANO

 

Mercoledì 5 maggio 2021 nella Sede Sezionale il nostro Presidente Sergio Poinelli , coadiuvato dal Vicepresidente Paolo Cabra e dal Consigliere Alberto Augugliaro, ha tenuto una conferenza stampa per presentare la Collana “ I NOSTRI REDUCI SI RACCONTANO “,raccolta di parole ed immagini che raccontano momenti della vita e le esperienze di guerra di alcuni dei reduci della nostra sezione,questo importante lavoro è stato portato avanti qualche anno fa dal nostro vicepresidente sezionale Celestino Massardi, lavoro che risulta ancora più importante se si pensa che ora molti dei protagonisti delle interviste sono ormai “andati avanti”e che quindi queste memorie sarebbero state irrimediabilmente perse.

Non meno importante è stato anche il lavoro del consigliere Augugliaro che si è occupato di trasformare le immagini nel formato adatto per la pubblicazione online.

Successivamente il nostro Presidente di Sezione ha ufficialmente attivato e pubblicato la pagina sul nostro

Trovate le interviste nella sezione " NOI ALPINI " alla voce " I Nostri Reduci "

 

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alpino online Articolo su L' Alpino

 

 

LA STAMPA LOCALE DICE DI NOI :

 

 

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gp

 

 

 

 

vn 

 

 

gb

ESERCITO 
   TRUPPE ALPINE
 1  01  Voglio Fare L'Alpino - Link alla pagina dello ESERCITO ITALIANO per informazioni sui bandi di arruolamento 
 2  02 Il Generale di Corpo d'Armata Claudio Berto, al comando delle Truppe Alpine, ospite nella redazione del Quotidiano del Piave ha discusso di tanti argomenti, con un focus specifico sull'opportunità per tanti giovani di intraprendere la carriera militare.
 3 03 Prove d'efficienza fisica concorso VFP1 - Modalità di svolgimento
 4 04

 Addestramento per i giovani artiglieri da montagna - Prime ascensioni in montagna per i nostri soldati​ VFP1​ durante questa estate

 

 5  05  Gli Alpini
 6  06 Forti di una tradizione lunga 148 anni le Truppe Alpine dell’Esercito celebrano oggi la loro costituzione, uniti da una lunga tradizione che li lega a storie di coraggio, sacrificio e valore! Tantissimi auguri a tutti gli alpini di ieri e di oggi!
 7  07  Spot Truppe Alpine 2010
8 08 Alpini sull'Adamello - Documentari - Stato Maggiore dell'Esercito - 11/06/2015
9 09 Canto degli Italiani con l'Alzabandiera Brigata Alpina Julia - Insieme a tutte le radio d'Italia anche noi facciamo ascoltare il canto degli Italiani che ogni giorno risuona nelle nostre caserme!
10 10 Gashembrum IV - La sfida degli alpinisti dell'Esercito
     
20  20 2° Reggimento Alpini - Una sintesi di come i nostri Alpini​ si addestrano per essere sempre operativi!
21  21 3° Reggimento Alpini - Addestramento #DiPiùInsieme- Gli alpini, impegnati in diverse operazioni nazionali e internazionali, continuano il loro addestramento con passione e professionalità per essere in grado di affrontare qualsiasi missione​ 
22  22 3° Reggimento Alpini - Addestramento multidisciplinare per il 3° Reggimento Alpini di Pinerolo, in approntamento per l’Operazione "Strade Sicure".
23 23 3° Reggimento Alpini - Esercitazione Edelweiss. I tiratori scelti delle truppe alpine dell'Esercito si esercitano a operare sotto stress e in condizioni di emergenza.
24 24 3° Reggimento Artiglieria da Montagna- In addestramento
25  25 3° Reggimento Artiglieria da Montagna- L'emozionante scoperta dei luoghi della GrandeGuerra​ insieme al 3ReggimentoArtiglieria​ da montagna #sempredovunque​ Questo è il BattlefieldTour​, buona giornata! 
26 26 6° Reggimento Alpini. Italian Army top mountain training center - 

From basic skill to SF training, the most complete training center for mountain troops and not only.
6°Alpini dall'addestramento di base a quello per le forze speciali capacità uniche in ambito Esercito Italiano.

27 27 8° Reggimento Alpini  L'addestramento in sicurezza - Non possiamo fermarci, il nostro addestramento è costante e permette ai nostri soldati di essere sempre pronti a qualsiasi sfida! 
28 28 4° Reggimento Alpini Paracadutisti - Continua l’addestramento dei #soldati​ del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti. Buona visione!
29 29 Voglio fare il Ranger!
30 30 4° Reggimento Alpini Paracadutisti - L’addestramento li rende specialisti della montagna e non solo…#MaiStrac
31 31 Gioco di squadra vincente! Esercitazione “Aquila Blu” a Dobbiaco (BZ) con il 4° Reggimento alpini e il 1° Reggimento AVES "Antares".
32 32 Gli Alpini - Esercitazione in ambiente montano innevato
33 33 Alpini della Brigata Taurinense e Chasseurs Alpins insieme sui Monti della Luna
     

I NOSTRI REDUCI

Gruppo Alpini

Reduce

Classe

Foglio Matric,

Note

FILM

Bagolino

Pelizzari Giulio

01 PelizzariGiulio Bagolino 2

1920

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese e Greco/Albanese REPARTO: Divisione Pusteria - 5° Regg.Art.Montagna -

VIDEO

 

Capovalle

Eggiolini Celestino

02 EggioliniCelestino Capovalle 2

1924

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:           REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Btg Vestone

 VIDEO

             

Idro

Rizzardi Giovanni

03 RizzardiGiovanni Idro 2 Copia

1919

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese, Greco/Albanese e Jugoslavo   REPARTO: Divisione Pusteria - 5° Regg. Art.Mont. - Gruppo Belluno- 22° Batteria

 VIDEO

             

Pertica Bassa

Dusi Cristoforo

04 DusiCristoforo PerticaBassa 2

1919

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese e Russo         REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone

 VIDEO

             

Ponte Caffaro

Capelli Zelindo

05 CapelliZelindo PonteCaffaro 2

1913

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Africano ed Jugoslavo     REPARTO: Guardie Confinarie Brigata Lupi di toscana 524 compagnia mitraglieri

 VIDEO

             

Ponte Caffaro

Benini Aurelio

06 BeniniAurelio PonteCaffaro 2

1922

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Jugoslavo   REPARTO: Divisione Pusteria - 5° Regg.Art.Montagna - Gruppo Belluno-

 VIDEO

             

Bagolino

Fusi

Attilio

07 FusiAttilio Bagolino 2

1921

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese e Russo         REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone - 55 Compagnia

 VIDEO

   

 

Ponte Caffaro

Bazzani Augusto

09 BazzaniAugusto PonteCaffaro 2

1925

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Italiano in Garfagnana e Francese     REPARTO:   Divisione Monterosa 5 compagnia Battaglione Brescia

 VIDEO

             

Bione

Marconi Pietro

10 MarconiPietro Bione 2

1921

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Russo REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone - Compagnia Comando

 VIDEO

             

Bione

Cavagnini Sandro

11 CavagniniSandro Bione 2

1917

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese e Greco/Albanese     REPARTO: Comp Comando reggimento 6 alpini

 VIDEO

             

Sabbio Chiese

Fascio Pietro

12 FascioPietro SabbioChiese 2

1922

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Russo   REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone - 53 Compagnia

 VIDEO

             

Degagna

Salvoltelli Bonaventura

20 SalvoltelliBonaventura Degagna 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Jugoslavo/Montenegro  REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone

 VIDEO

             

Puegnago

Leali Giacomo

21 LealiGiacomo Puegnago 2

1917

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese, Greco/Albanese e Russo          REPARTO: Divisione Tridentina - Ospedale da Campo 618

 VIDEO

             

Salo'

Zeni Giacomo

22 ZeniGiacomo Salo 2

1913

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese, Greco/Albanese e Russo      

REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone

 VIDEO

             

Salò

Facchini Guarino Italo

23 FacchiniGuarinoItalo Salo 2

1918

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese, Greco/Albanese e Russo   

REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone - Compagnia Comando

 VIDEO

             

San Felice del Benaco

Vezzola Paolo

24 VezzolaPaolo SanFelice 2

1922

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Russo   REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone - 54 Compagnia

 VIDEO

             

San Felice del Benaco

Nedrotti Luigi

25 NedrottiLuigi SanFelice 2

1917

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Greco/Albanese e Russo           REPARTO: Gruppo Artiglieria da Montagna Vicenza 19° Batteria

 VIDEO

             

Vobarno

Campanardi Cristoforo

26 CampanardiCristoforo Vobarno 2

1916

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Jugoslavo REPARTO: Julia - 50° Battaglione

 VIDEO

             

Villa e Cunettone

Avanzi Giacomo

27 AvanziGiacomo VillaCunettone 2

1914

 

Matricola:

Registro: 

 

FRONTE: Francese, Greco/Albanese, Jugoslavo e Russo REPARTO: Prima Assegnazione :Divisione Tridentina - 2 Regg.Art Mon. - Gruppo Vicenza - 21 batteria comando °° Seconda Assegnazione :5° Regg.Art Montagna - Belluno - Batteria Comando

 VIDEO

             

Roè Volciano

Fucina Battista

28 FucinaBattista RoVolciano 2  1922  

Matricola:

Registro: 

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO

             

Gavardo

Faini Alberto Vittorio

30 FainiAlbertoVittorio Gavardo 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Jugoslavo REPARTO: Divisione Tridentina - 6° Reggimento Alpini - Battaglione Vestone  
 VIDEO
             

Prevalle

Mombelli Severino

31 MombelliSeverino PREVALLE 2  1921  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese - Russo 

REPARTO: Divisione Tridentina -  Battaglione Valchiese

 VIDEO
             

Sopraponte

Mora

Paolo

32 MoraPaolo Sopraponte 2  1925  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:    REPARTO: Divisione MONTEROSA
 VIDEO
             

Sopraponte

Pasini

Pietro

33 PasiniPietro Sopraponte 2  1924  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO: 111° Compagnia Battaglione Valchiese

 VIDEO
             

Vallio Terme

Bertoli Virginio

34 BertoliVirginio VallioTerme 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO
             

Villanuova

Franzoglio Giuseppe

35 FranzoglioGiuseppe Villanuova 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO
             

Villanuova

Cocca Nicola

36 CoccaNicola Villanuova 2  1923  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO: 55° compagnia - Btg Vestone

 VIDEO
             

Sopraponte

Mora Bortolo

37 MoraBortolo Sopraponte 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO
             

Sopraponte

Don Andreassi Antonio

38 DonAntonioAndreassi Sopraponte 2  1916   

Matricola:

Registro:

 

FRONTE: Francese

REPARTO: Cappellano Militare

 
VIDEO
VIDEOParte 2 

Gardone riviera

Bertella Luigi

40 BertellaLuigi GardoneRiviera 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO
             

Gargnano

Ghitti

Carlo

41 GhittiCarlo Gargnano 2  

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

 VIDEO
             

Gargnano

Bertolazza Fausto

 

Matricola:

Registro:

 

FRONTE:

REPARTO:

             

Tignale

Moschini Angelo

43 MoschiniAngelo Tignale 2  

Matricola:

Registro:

 

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Gargnano

Pasqua Giovanni Battista

 

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I dati che compaiono in tabella  sono in fase di accertamento e completamento

Franco Bertagnolli

Presidente Nazionale dell’A.N.A. dal 1972 al 1981


Franco Bertagnolli è nato a Mezzocorona (Trento) nel 1912.
Dopo aver conseguito il diploma di Perito Industriale, frequenta la Scuola Sottufficiali di Artiglieria Alpina di Bra.
Nel 1936 parte volontario per l’Africa Orientale (Somalia ed Etiopia).
Nel 1938 rientra gravemente ferito ad una spalla per lo scoppio di un proiettile dum-dum.
Decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, la tramuta in un avanzamento di grado, prestando in seguito servizio come ufficiale effettivo al 5° Reggimento Artiglieria Alpina, Gruppo “Lanzo”, di stanza a Belluno.

Nel 1941 si sposa con Scilla Peroni, con cui avrà 5 figli.
Prende parte alla Seconda guerra mondiale sul Fronte Occidentale, su quello Greco-Albanese, in Jugoslavia, in Montenegno, quindi in Francia (Provenza) rientrando poi a Belluno.
Dal 1946 al 1948 presta servizio a Merano, lasciando il Corpo degli Alpini con il grado di Maggiore.

Nel 1949 riapre insieme ai suoi fratelli la distilleria della famiglia paterna, fondata dai nonni nel 1871.
Da subito si dedica alla ricostruzione dei Gruppi Alpini dell’A.N.A. diventando presto Capo Gruppo.

Nel 1956 viene eletto Consigliere Sezionale della Sezione A.N.A. di Trento, ricoprendo la carica di Vice Presidente Sezionale dal 1959 al 1961.
Nel 1963 è eletto Consigliere Nazionale dell’A.N.A., diventando nel 1965 Vice Presidente Nazionale con il dott. Ugo Merlini, eletto proprio in quell’anno Presidente Nazionale in sostituzione di Ettore Erizio.

Il 16 gennaio 1972 viene eletto Presidente Nazionale dell’A.N.A., dopo l’improvvisa scomparsa del Presidente Ugo Merlini, di cui era stato Vice e con il quale avevano iniziato la grande svolta dell’A.N.A., sotto lo sguardo forte e paterno dell’avv. Erizio, “grande Presidente” del dopoguerra.

In ambito associativo è ricordato per la forte iniziativa contro la ventilata “ristrutturazione delle FF.AA.” degli inizi degli anni 70, che prevedeva una forte riduzione delle Truppe Alpine.
Sotto la sua presidenza si diede maggiore importanza all’attività sportiva nazionale, dando anche inizio a gare nazionali di nuove discipline sportive, come la corsa a staffetta in montagna.

Ma Franco Bertagnolli è ricordato soprattutto per l’“Operazione Friuli” del 1976-1977.
A seguito del terremoto che colpì il Friuli il 6 maggio 1976, egli raggiunse “le terre alpine della Julia” ed al fianco del Corpo degli Alpini riuscì a mobilitare oltre 15.000 volontari che, in una splendida avventura durata tutta l’estate, ripararono 3.300 case, lavorando per 972.000 ore, divisi in 12 Campi di lavoro completamente autonomi.
Per coordinare i lavori si trasferì a Udine dove allestì un grande magazzino per la raccolta e lo smistamento dei materiali per la ricostruzione.
Nel 1977 il Congresso degli Stati Uniti d’America affidò ad personam a Franco Bertagnolli, quale Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, 53 miliardi di lire per la ricostruzione del Friuli.
Saranno costruite 12 scuole superiori, una casa per gli studenti e 8 centri per anziani, il tutto sotto la direzione dell’A.N.A.!
Per il grande operato “civile di solidarietà e amore per i fradìs furlan”, nel 1977 fu nominato dal Presidente della Repubblica Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, uno dei massimi riconoscimenti della Repubblica Italiana, oltre che ricevere altri riconoscimenti dal Papa in Vaticano e dall’ex Re d’Italia in esilio, Umberto II di Savoia.

Con l’operazione Friuli si diede vita per la prima volta in Italia alla Protezione Civile, non solo a livello dell’Associazione Nazionale Alpini, che da allora, sempre di concerto con l’autorità pubblica, ha dato vita a nuclei di volontari di Protezione Civile che sono stati impegnati in numerose opere di soccorso a seguito di calamità naturali che hanno colpito l’Italia nel corso degli anni.

Bertagnolli rimase Presidente Nazionale dell’A.N.A. per 9 anni, fino al 24 maggio 1981, quando gli succedette l’avv. Vittorio Trentini.

Morì a Mezzocorona il 3 marzo 1985.


Fonti bibliografiche:
- Scritto inviato dalla famiglia Bertagnolli alla Sezione di Salò
- Alpini, una famiglia! Note di vita associativa nel 60° anniversario di fondazione della Sezione e del Battaglione Alpini Trento (1982)

 Considerazioni su Franco Bertagnolli a cura dell’ex Consigliere Nazionale dell’A.N.A. Dante Soravito De Franceschi


Nato a Mezzocorona (Trento) nel 1912, dotato di carattere forte e determinato con un’innata carica umana che gli permise nel 1976, dopo il terremoto nel Friuli, di mobilitare oltre 15.000 volontari in un’operazione definita folle e irrealizzabile, ma la realtà dei fatti gli diede ragione. Quella splendida avventura fu definita, dai giornali dell’epoca, “La più bella adunata”. Alla fine dell’estate si riassunse in 3280 case riparate, per un totale di 972.000 ore lavorative.

A lui si deve il merito di aver ottenuto la fiducia del Congresso USA, che dette in gestione all’ANA 53 miliardi di lire, stanziati per aiutare il Friuli. Con tale somma sono state realizzate 12 scuole, 5 centri per anziani ed una cosa per studenti.

Notevole la sua sensibilità ed attenzione per gli Alpini, soprattutto per quelli all’estero, che lo portò, nel 1977, a raccogliere 216.000 firme per chiedere il diritto al voto degli emigranti.

Sotto la sua presidenza l’Associazione attuò una svolta importante, entrando nella nuova era interpretativa della solidarietà, quella della Protezione Civile.

Franco, sospinto dagli eventi, ha dimostrato alla pubblica opinione, e forse anche a se stesso, l’incredibile potenziale civico di un’associazione d’arma quale la nostra, di alpini, che dal reducismo ha saputo trarre lo spunto per servire intensamente il Paese, nel momento della calamità, anche in tempi di pace, fino a dargli priorità istituzionale.

Si ritirò dalla presidenza dopo nove anni di fruttuoso mondato ed il 3 marzo 1985 gli Alpini si strinsero attorno alla sua inseparabile moglie Scilla ed ai figli per accompagnarlo, per l’ultima volta, nella sua terra trentina.

L’augurio ora è che ciò che Franco Bertagnolli ci ha così perentoriamente additato - quale suo testamento spirituale - sotto forma di “metamorfosi associativa”, non impallidisca col tempo e che anche in futuro, sempre, gli alpini sappiano intelligentemente conciliare il culto delle tradizioni con le infinite impellenti necessità che il Paese ogni giorno denuncia in epoca di pace.

Dante Soravito de Franceschi
(già Consigliere Nazionale dell’A.N.A.)

Udine, 2000

 

Don Carlo Gnocchi

Don GnocchiDon Carlo Gnocchi alle spalle del Generale Luigi Reverberi, Comandate della Divisione Alpina Tridentina, in partenza da Asti per il fronte russo,
il 18 luglio 1942

Don Carlo Gnocchi nasce a San Colombano al Lambro, presso Lodi, il 25 ottobre 1902 e muore a Milano il 28 febbraio 1956.

Ordinato sacerdote nel 1925, nel 1940 si arruola come cappellano volontario e viene assegnato al battaglione alpini "Val Tagliamento" della Divisione Julia, destinazione il fronte greco-albanese.

Nel 1942 don Carlo riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina. Nel gennaio del 1943 inizia la drammatica ritirata del contingente italiano: don Carlo, caduto stremato ai margini della pista dove passava la fiumana dei soldati, viene miracolosamente raccolto su una slitta e salvato.

È proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento nel dopoguerra.

Nel 1949 nasce la "Federazione Pro Infanzia Mutilata" (per questo è passato alla storia anche con l'appellativo di "Padre dei mutilatini") e nel 1952 la Fondazione Pro Juventute.

L'ultimo suo gesto profetico fu la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti, quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato da apposite leggi; questo gesto diede un'accelerazione al dibattito sui trapianti e dopo poche settimana fu varata una legge ad hoc.

È stato dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II nel 2002 ed è in corso la Causa di beatificazione.

Don GnocchiDon Gnocchi a Brescia il 21 gennaio 1951, nell'anniversario della Battaglia di Nikolajewka. Nell'occasione fu consegnata al Gen. Reverberi la Medaglia d'Oro al Valor Militare per le operazini sul fronte russo

Il generale Luigi Reverberi

reverberi1 Il Generale Luigi Reverberi era detto dagli alpini “Gasosa” per il suo carattere scoppiettante, imprevedibile, brontolone, nervoso, effervescente e bonariamente gasato. Un altro soprannome che gli era stato affibbiato era “Generale dieci lire”, perché quando si recava nelle caserme per passare in rivista i “suoi” alpini, accompagnato dal suo Aiutante di Campo, trovava tutto – secondo lui – a posto, perfetto, elogiabile. Ne conseguiva che quando lasciava la caserma, alla guardia schierata che gli presentava le armi faceva dare dal tenente Cugnacca (il suo Aiutante di Campo), ben dieci lire. Tale importo veniva consegnato al Capoposto perché si facesse una bevuta in suo onore con quanti erano con lui in servizio.
Si era così formata, nell’ambito della Divisione da lui comandata, un senso di attaccamento alla figura di questo Generale che andava in giro per i reparti, giocherellando con un corto frustino, ma sempre sorridente.

Luigi Reverberi è nato il 10 settembre 1892 a Cavriago di Reggio Emilia. Figlio del farmacista del paese, a 18 anni scelse la carriera militare ed entrò nell’Accademia di Modena. Divenuto sottotenente, nel 1913 prese parte alla guerra di Libia coi battaglioni Exilles e Fenestrelle. Nel 1915, dieci giorni dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, si guadagnò la prima Medaglia d’Argento a Ponte Alto, nella zona di Cortina.

Da capitano si guadagnò la seconda Medaglia d’Argento, sulle Tofane, nel luglio del 1916, e una terza, ancora da capitano, l’ebbe nel 1917 sulla Bainsizza quando comandava la 150a compagnia del Battaglione Monte Antelao del 7° reggimento alpini.

Divenuto comandante dell’Antelao nell’agosto del 1917, si guadagnò anche una Croce di Guerra per il valore dimostrato sul San Gabriele. Poco prima di Caporetto, il battaglione di Reverberi, insieme col 13° Gruppo Alpini, passò nella zona dell’Altissimo e successivamente sul Doss del Remit. Qui gli alpini si logorarono per mesi in una dura guerra di posizione, contro un nemico che premeva dalla valle dell’Adige. Nell’ottobre del 1918, l’Antelao venne spostato sul Grappa e si batté nella zona dei Solaroli e del Col dell’Orso, con perdite gravissime. Quando il dispositivo austriaco si frantumò, l’Antelao, con Reverberi in testa, sfondò verso Fiera di Primiero. Nei giorni decisivi della guerra, con una intelligente azione di alta strategia militare, penetrò tra le linee nemiche e fece prigioniere tutte le truppe che resistevano nella Val Cismon.

Ebbe la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia, onorificenza tanto ambita negli alti gradi, quanto insolita per un Ufficiale inferiore, e la promozione a maggiore per meriti di guerra.

Nel dopoguerra, Luigi Reverberi passa a far parte del comando della 2a Divisione Alpina Tridentina; nel 1926, promosso tenente colonnello frequenta la scuola di guerra; nel 1935 viene nominato comandante del 67° reggimento fanteria Palermo e nel 1939 capo di stato maggiore del corpo d’armata autotrasportabile Po.

Nel luglio 1939 diventa generale di brigata e nel febbraio 1941 viene trasferito presso il comando del XXVI Corpo d’Armata in Albania. Diventa vice comandante della Tridentina e quindi comandante interinale (2 aprile 1941): dopo aver difeso il Guri-i-Topit, quando cede il nostro fronte, avanza rapidamente con la sua divisione fino a Corcia senza averne ricevuto l’ordine. È un’altra delle mosse imprevedibili del generale “Gasosa” e, per questa azione coraggiosa e intelligente, gli viene conferita la Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia.

Diventa comandante effettivo della ricostruita Divisione Alpina Tridentina il 4 agosto 1941 che nel luglio 1942 parte per la Russia.

Aveva 51 anni Luigi Reverberi, il 26 gennaio 1943 a Nikolajewka: con l’ardore di un sottotenentino ventenne fu lui a decidere le sorti di quella drammatica giornata quando, balzato sull’unico cingolato che ancora potesse muoversi, puntò sul terrapieno della maledetta ferrovia urlando “Tridentina, avanti... avanti!” con tutto il fiato che ancora gli restava in gola.

reverberi2
Brescia, 21 gennaio 1951
Il gen. Luigi Reverberi riceve la Medaglia d’Oro al Valor Militare per le operazioni sul fronte russo.
Ad appuntare la medaglia è il gen. Umberto Utili, comandante militare territoriale di Milano

Per il suo comportamento nelle tredici battaglie della Divisione e per il grande gesto di Nikolajewka, che aprì la strada verso l’Italia a quattordicimila penne nere superstiti del Corpo d’Armata alpino, gli conferiscono la Medaglia d’Oro, ma gliela consegnano soltanto il parecchi anni dopo.

Rientrato in Italia, fu catturato dai tedeschi nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 a Bressanone e inviato a Posen nella Germania orientale in un campo di concentramento per ufficiali. Dopo due mesi venne trasferito a Vittel, in Francia, in un campo di addestramento per i militari che intendono collaborare con i tedeschi, vi rimase per un mese circa e nel frattempo prese contatto con i partigiani francesi. Scoperto dai tedeschi venne mandato a Wietzendorf, in Bassa Sassonia, in un campo di punizione dove rimase sei mesi per essere nuovamente trasferito a Posen. Qui cadde in mano ai russi che avevano occupato la zona e rimase prigioniero nella zona di Kiev fino al settembre 1945.

In seguito fu promosso Generale di Corpo d’Armata, e nel 1946, Generale d’Armata della Riserva, l’unico in Italia.

Nel dopoguerra si adoperò per la ricostruzione dell’Associazione Nazionale Alpini e all’organizzazione dei primi raduni di Reduci e alpini, fra cui la prima Adunata dei Reduci della Tridentina a Gavardo il 26 e 27 ottobre 1946, prima di numerose altre presenze presso i Gruppi della nostra Sezione. Fu anche per un breve periodo Presidente della Sezione A.N.A. di Brescia.

Nell’annuale raduno alpino di Brescia del 21 gennaio 1951, nell’anniversario della battaglia di Nikolajewka, gli fu consegnata in forma solenne la Medaglia d’Oro al Valor Militare per le operazioni sul fronte russo.

Morì a Milano il 22 giugno 1954, all’età di 62 anni. Riposa nel cimitero di Montecchio di Reggio Emilia.

La battaglia di Nikolajewka

Fronte russo, gennaio 1943

Dall'autunno 1942 il Corpo d'Armata Alpino, costituito dalle tre Divisioni alpine Cuneense, Tridentina e Julia, era schierato sul fronte del fiume Don, affiancato da altre Divisioni di fanteria italiane, da reparti tedeschi e degli altri alleati, rumeni e ungheresi.

Il 15 dicembre, con un potenziale d'urto sei volte superiore a quello delle nostre Divisioni (basti pensare che impiegarono 750 carri armati e noi non avevamo né carri, né efficienti armi controcarro), i Russi dilagarono nelle retrovie accerchiando le Divisioni Pasubio, Torino, Celere e Sforzesca schierate più ad Est. Esse dovettero sganciarsi dalle posizioni sul Don, iniziando quella terribile ritirata che, su un terreno ormai completamente in mano al nemico, le avrebbe in gran parte annientate con una perdita di circa 55.000 uomini tra Caduti e prigionieri.

L'accerchiamento
Mentre le Divisioni della Fanteria si stavano ritirando, il Corpo d'Armata Alpino ricevette l'ordine di rimanere sulle posizioni a difesa del Don per non essere a sua volta circondato.
Il 13 gennaio i Russi partirono per la terza fase della loro grande offensiva invernale e, senza spezzare il fronte tenuto dagli alpini, ma infrangendo contemporaneamente quello degli Ungheresi a Nord e quello dei Tedeschi a Sud, con una manovra a tenaglia, riuscirono a racchiudere il Corpo d'Armata Alpino in una vasta e profonda sacca.

Il ripiegamento
Davanti alla possibile catastrofe rimaneva un'unica alternativa: il ripiegamento immediato. La sera del 17 gennaio 1943, su ordine del generale Gabriele Nasci, ebbe inizio il ripiegamento dell'intero Corpo d'Armata Alpino di cui la sola Divisione Tridentina era ancora efficiente, quasi intatta in uomini, armi e materiali.

Russia 1 russia 2
La colonna in ritirata


La marcia del Corpo d'Armata Alpino verso la salvezza fu un evento drammatico, doloroso ed allucinante, costellato da innumerevoli episodi di valore, di grande solidarietà, in cui circa 40.000 uomini si batterono disperatamente, senza sosta, per 15 interminabili giorni e per 200 chilometri.

La battaglia di Nikolajewka
Fu così che dopo 200 chilometri di ripiegamento a piedi e con pochi muli e slitte, sempre aspramente contrastati dai reparti nemici e dai partigiani sovietici, il mattino del 26 gennaio 1943 gli alpini della Tridentina, alla testa di una colonna di 40.000 uomini quasi tutti disarmati e in parte congelati, giunsero davanti a Nikolajewka. Forti del tradizionale spirito di corpo gli alpini del generale Reverberi, dopo una giornata di lotta, espugnarono a colpi di fucile e bombe a mano il paese annientando gli agguerriti difensori annidati nelle case.

nikolajewka
Da sinistra: il tenente colonnello Policarpo Chierici comandante del Val Chiese, il tenente Danilo Bajetti (futuro Presidente della Sezione di Brescia), il colonnello Paolo Signorini comandante del 6° Rgt. Alp. e il generale Luigi Reverberi a rapporto a Nikolajewka il 26 gennaio 1943


Per dare il colpo mortale al nemico in ritirata, i Russi si erano trincerati fra le case del paese che sorge su una modesta collinetta, protetti da un terrapieno della ferrovia che correva pressoché attorno all'abitato e che costituiva un'ottima protezione per il nemico. Le forze sovietiche che sbarravano il passo agli alpini ammontavano a circa una divisione. Verso le ore 9.30 venne ordinato di attaccare. In un primo tempo si lanciarono all'assalto gli alpini superstiti del Verona, del Val Chiese, del Vestone e del II Battaglione misto genio della Tridentina, appoggiati dal fuoco del gruppo artiglieria Bergamo e da tre semoventi tedeschi.

La ferrovia, dopo sanguinosi scontri, fu raggiunta; in più punti gli alpini riuscirono a salire la contro scarpata ed a raggiungere le prime isbe dell'abitato dove sistemarono immediatamente le mitragliatrici, ma le perdite furono gravissime per il violento fuoco dei Russi. Nonostante le sanguinose perdite, gli alpini continuarono a combattere con accanimento: fu un susseguirsi di assalti e contrassalti portati di casa in casa; venne conquistata la stazione ferroviaria e un plotone del Val Chiese riuscì ad arrivare alla chiesa.

La reazione russa fu violentissima: gli alpini furono costretti ad arretrare e ad abbarbicarsi al terreno in attesa di rinforzi. Verso mezzogiorno giunsero in rinforzo i resti del battaglione Edolo, del Morbegno e del Tirano, i gruppi di artiglieria Vicenza e Val Camonica ed altre modeste aliquote di reparti della Julia col Battaglione L'Aquila: anch'essi vennero inviati nel cuore della battaglia.

Il nemico, appoggiato anche dagli aerei che mitragliavano a bassa quota, opponeva una strenua resistenza. Sul campanile della chiesa c'era una mitragliatrice che faceva strage di alpini. La neve era tinta di rosso: su di essa giacevano senza vita migliaia di alpini e moltissimi feriti.

Nonostante gli innumerevoli atti di valore personale di ufficiali, sottufficiali e soldati, spinti sino al cosciente sacrificio della propria vita, la resistenza era ancora attivissima e l'esito della battaglia era non del tutto scontato.La situazione si faceva sempre più tragica perché il sole incominciava a scendere sull'orizzonte ed era evidente che una permanenza all'addiaccio nelle ore notturne, con temperature di 30-35 gradi sotto lo zero, avrebbe significato per tutti l'assideramento e la morte.

Quando ormai stavano calando le prime ombre della sera e sembrava che non ci fosse più niente da fare per rompere l'accerchiamento, il generale Reverberi, comandante della Tridentina, saliva su un semovente tedesco e, incurante della violenta reazione nemica, al grido di "Tridentina avanti!" trascinava i suoi alpini all'assalto.

Il grido rimbalzò di schiera in schiera, passò sulle labbra da un alpino all'altro, scosse la massa enorme degli sbandati che, come una valanga, assieme ai combattenti ancora validi, si lanciarono urlando verso il sottopassaggio e la scarpata della ferrovia, la superarono travolgendo la linea di resistenza sovietica. I Russi sorpresi dalla rapidità dell'azione dovettero ripiegare abbandonando sul terreno i loro caduti, le armi ed i materiali. Il prezzo pagato dagli alpini fu enorme: dopo la battaglia rimasero sul terreno migliaia di caduti. Tutti gli alpini, senza distinzione di grado e di origine, diedero un esempio di coraggio, di spirito di sacrificio e di alto senso del dovere.

In salvo
Dopo Nikolajewka la marcia degli alpini proseguì fino a Bolscke Troskoye e a Awilowka, dove giunsero il 30 gennaio e furono finalmente in salvo, poterono alloggiare e ricevere i primi aiuti. Il 31 con il passaggio delle consegne ai Tedeschi termina ogni attività operativa sul fronte russo.

Fino al 2 febbraio continuarono ad arrivare i resti dei reparti in ritirata. I feriti gravi vennero avviati ai vari ospedali, poi a Schebekino alcuni furono caricati su un treno ospedale per il rimpatrio.
La colonna della Tridentina riprese la marcia il 2 febbraio per giungere a Gomel il 1° marzo. Gli alpini percorsero a piedi 700 km e solamente alcuni, nell'ultimo tratto, poterono usufruire del trasporto in ferrovia.

Il rimpatrio
Il 6 marzo 1943 cominciarono a partire da Gomel le tradotte che riportavano in Italia i superstiti del Corpo d'Armata Alpino; il giorno 15 partì l'ultimo convoglio e il 24 tutti furono in Patria.
Mentre per il trasporto in Russia del Corpo d'Armata Alpino erano stati necessari 200 treni, per il ritorno ne bastarono 17. Sono cifre eloquenti, ma ancor più lo sono quelle dei superstiti: considerando che ciascuna divisione era costituita da circa 16.000 uomini, i superstiti risultarono 6.400 della Tridentina, 3.300 della Julia e 1.300 della Cuneense.

Cenni storici sulla Campagna di Russia

 

Quello che segue è il racconto sintetico dei principali fatti accaduti durante la Campagna di Russia, per meglio inquadrare le vicende storiche che videro protagonisti i nostri alpini. Non ha nessuna pretesa di completezza: per approfondire l’argomento si possono leggere i libri consultati per scrivere questo pezzo, che si trovano nella bibliografia a fondo pagina e per comprendere i fatti drammatici e le sofferenze patite dagli alpini in Russia si rimanda alla lettura della ricca memorialistica sull’argomento, che in parte si trova sempre nelle note bibliografiche a fondo pagina..

 

 

Dal C.S.I.R. all’ARM.I.R.

Quando la Germania dichiarò guerra all’Unione Sovietica, Mussolini, nonostante il parere contrario di Hitler, decise che l’Italia non poteva essere estranea all’operazione “Barbarossa” ed ordinò quindi l’allestimento di un Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.) costituito dalle Divisioni di fanteria autotrasportabile Pasubio e Torino, la 3a Divisione Principe Amedeo d’Aosta detta “Celere” (formata da Bersaglieri e dalla Cavalleria) e dalla Legione Camicie Nere Tagliamento, al comando del generale Giovanni Messe, forte di 62.000 uomini e di cui inizialmente non facevano parte unità alpine.

 

Il C.S.I.R., che era posto alle dipendenze della 11a Armata Tedesca, iniziò la partenza dall’Italia il 10 luglio 1941 via ferrovia verso l’Ungheria, giunse nella Moldavia romena il 5 agosto e da lì venne fatto proseguire con i propri mezzi verso le zone di radunata. Ai primi di ottobre, avanzò combattendo sino al bacino minerario del Donez, zona dell’Ucraina tra i fiumi Dniestr e Don a sud di Kiev. A metà novembre 1941 conquistarono gli importanti centri di Stalino, Nikitovka, Gorlovka e Rikovo. Il 21 febbraio 1942 giunse in Russia il primo reparto alpino: il battaglione alpini sciatori Monte Cervino.

 

Visto il buon comportamento del C.S.I.R., su richiesta dell’alto comando tedesco, Mussolini decise il potenziamento della presenza italiana in Russia. Il 1° maggio 1942 venne costituita l’8a Armata italiana, l’ossatura dell’Armata Italiana in Russia (ARM.I.R.) ed il comando venne assunto dal Generale Gariboldi, con una forza di 230.000 uomini. Sotto la denominazione ARM.I.R. furono comprese tutte le unità italiane operanti sul fronte russo, comprese unità aeronautiche e marittime, invece l’8a Armata italiana fu una ben definita ed organica unità operativa dislocata sul fronte del Don.

 

L’organico prevedeva, oltre alle Divisioni già inquadrate nel C.S.I.R., che assunse il nome di XXXV Corpo d’Armata, le Divisioni Sforzesca, Ravenna, Cosseria e il Raggruppamento CC.NN. "23 Marzo" con i Gruppi Leonessa e Valle Scrivia, inquadrati nel II Corpo d’Armata e le Divisioni Julia, Cuneense e Tridentina, costituenti il Corpo d’Armata Alpino, inizialmente destinato ad operare sulle montagne del Caucaso. A queste forze si sarebbe poi aggiunta la Divisione Vicenza, formata da due soli reggimenti di fanteria, con compiti di presidio nei territori occupati.

 

Il Corpo d’Armata Alpino

La partenza del Corpo d’Armata Alpino per il fronte russo incominciò alla metà di luglio del 1942. Il 17 luglio lasciavano Trento il generale Gabriele Nasci, comandante del Corpo d’Armata Alpino e lo stato maggiore della grande unità, per un totale di 57.000 uomini, 15.000 quadrupedi (per lo più muli) e un migliaio di automezzi.

A fine luglio giunsero a Nowo Gorlowka e il 15 agosto cominciò il trasferimento verso il loro obiettivo, la zona montagnosa il Caucaso, alle dipendenze della 17a Armata tedesca.

Mentre la grande unità alpina effettuava il trasferimento verso il Caucaso, a sorpresa il 19 agosto giunse l’ordine di invertire la marcia e di passare alle dipendenze dell’8a Armata italiana e di raggiungere il fronte del Don, ove il nemico nel settore del XXXV C. d’A. (ex C.S.I.R.), nel tratto presidiato dalla Sforzesca aveva rotto la linea di difesa penetrando in profondità nella direzione di Kotovskij-Bolshoj.

A tamponare la falla fu mandata la Tridentina con il 5° e 6° alpini e il 1° settembre i Battaglioni Vestone e Val Chiese ricevettero il battesimo del fuoco. Tamponata la falla si compiono opere di rafforzamento della linea.

Sempre a settembre la Cuneense e la Julia furono dislocate lungo il Don a nord di Kalitwa, prendendo il posto di alcuni reparti tedeschi.

Il 9 ottobre la Tridentina lasciò il suo settore alla 9a Divisione Romena per spostarsi di 400 km, dall’estrema ala destra all’estrema ala sinistra fino a Porgonoje, che raggiunse il giorno 30 ottobre.

 

Il fronte del Don 

Nell’inverno del 1942, l’8a Armata italiana era schierata lungo il corso del fiume Don da Babka, limite nord del settore, a Vescenskaja a sud, dove si trovava la 3a Armata Romena. A nord, l’Armata Italiana era collegata con la 2a Armata ungherese. Il suo fronte si snodava lungo il fiume Don per 270 chilometri.

 

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Sentinella

Sentinella del Vestone sul Don

Gli alpini, con il tradizionale ingegno, nei mesi autunnali avevano lavorato duramente per rafforzare le loro posizioni sulla riva destra del Don, in modo da renderle adatte ad affrontare il durissimo inverno ed il potente nemico.                    

 

Fino a metà dicembre, sui 70 chilometri di fronte tenuto dagli alpini (la zona più a nord dell’8a Armata italiana), non si ebbero combattimenti di rilievo. Il 15 dicembre, con un potenziale d’urto sei volte superiore a quello delle nostre Divisioni (basti pensare che impiegarono 750 carri armati e noi non avevamo né carri, né efficienti armi controcarro), i Russi dilagarono nelle retrovie accerchiando le Divisioni Pasubio, Torino, Celere e Sforzesca schierate più ad Est. Esse dovettero sganciarsi dalle posizioni sul Don, iniziando quella terribile ritirata che, su un terreno ormai completamente in mano al nemico, le avrebbe in gran parte annientate con una perdita di circa 55.000 uomini tra Caduti e prigionieri. 

 

L’accerchiamento

Mentre le Divisioni della Fanteria si stavano ritirando, il Corpo d’Armata Alpino ricevette l’ordine di rimanere sulle posizioni a difesa del Don per non essere a sua volta circondato. A difesa del suo fianco destro, in corrispondenza del settore della Cosseria ormai completamente scoperto, venne spostata la Divisione Julia, il cui posto tra la Tridentina e la Cuneense venne preso dalla Divisione di fanteria Vicenza.

 

Da metà dicembre le Penne Nere della Julia per un mese (fino al 7 gennaio 1943) combatterono disperatamente in campo aperto e senza ripari adeguati, superando di gran lunga ogni credibile limite di resistenza umana, sacrificando i loro reparti per fermare e contenere la spinta poderosa e violentissima dei Russi sostenuti dall’alleato inverno.       

Il bollettino di guerra del comando tedesco del 29 dicembre 1942 diede ampio ed espresso elogio alla Julia riconoscendo il valore degli alpini: “Sul fronte del medio Don si è particolarmente distinta la Divisione Alpina Julia”.          

                                                                                                                                 

Il 13 gennaio i Russi partirono per la terza fase della loro grande offensiva invernale e, senza spezzare il fronte tenuto dagli alpini, ma infrangendo contemporaneamente quello degli Ungheresi a Nord e quello dei Tedeschi a Sud, con una manovra a tenaglia, riuscirono a racchiudere il Corpo d’Armata Alpino in una vasta e profonda sacca.

 

Il ripiegamento

 

Sebekino

Alpini in ripiegamento a Sebekino

Davanti alla possibile catastrofe rimaneva un’unica alternativa: il ripiegamento immediato. La sera del 17 gennaio 1943, su ordine del generale Gabriele Nasci, ebbe inizio il ripiegamento dell’intero Corpo d’Armata Alpino di cui la sola Divisione Tridentina era ancora efficiente, quasi intatta in uomini, armi e materiali. Ad essa fu affidato il duro compito di rompere l’accerchiamento e ritrovare la via per l’Italia, mentre la Cuneense, la Julia e la Vicenza furono praticamente distrutte e dopo 100 chilometri di ritirata i comandanti e gli altri alpini superstiti furono catturati nei pressi di Waluiki il 27 gennaio.

 

Ad assumere il comando dell’avanguardia della colonna in ritirata fu chiamato il comandante della Tridentina, Generale Reverberi. L’avanguardia era costituita dal 6° Rgt. Alpini, con il Battaglione Val Chiese come reparto di testa, il Vestone e il Gruppo Bergamo e quattro semoventi tedeschi.

 

Colonna

Alpini in ripiegamento

La marcia del Corpo d’Armata Alpino verso la salvezza fu un evento drammatico, doloroso ed allucinante, costellato da innumerevoli episodi di valore, di grande solidarietà, in cui circa 40.000 uomini si batterono disperatamente, senza sosta, per 15 interminabili giorni e per 200 chilometri.

Frattanto la colonna si ingrossava via via, allungandosi fino a 40 chilometri, inglobando reparti sbandati di ogni specie: Ungheresi, Tedeschi, fanti della Divisione Vicenza, tutti reduci dai tratti di fronte.

Postojalyi, Opyt, Skororyb, Nowo Carkowka, Lymarewka, Sceliyakino, Nikitowka, Malakjewa, Warwarowka, Arnautowo non costituiscono soltanto le tappe di un duro calvario, ma contrassegnano altrettanti durissimi combattimenti, ognuno dei quali ebbe un valore decisivo, poiché ogni volta infranse successivi sbarramenti organizzati dal nemico per fermare la ritirata delle nostre unità.

 

La battaglia di Nikolajewka

 

nikolajewka
Da sinistra: il tenente colonnello Policarpo Chierici comandante del Val Chiese, il tenente Danilo Bajetti (futuro Presidente della Sezione di Brescia), il colonnello Paolo Signorini comandante del 6° Rgt. Alp. e il generale Luigi Reverberi a rapporto a Nikolajewka il 26 gennaio 1943

Fu così che dopo 200 chilometri di ripiegamento a piedi e con pochi muli e slitte, sempre aspramente contrastati dai reparti nemici e dai partigiani sovietici, il mattino del 26 gennaio 1943 gli alpini della Tridentina, alla testa di una colonna di 40.000 uomini quasi tutti disarmati e in parte congelati, giunsero davanti a Nikolajewka. Forti del tradizionale spirito di corpo gli alpini del generale Reverberi, dopo una giornata di lotta, espugnarono a colpi di fucile e bombe a mano il paese annientando gli agguerriti difensori annidati nelle case.


Per dare il colpo mortale al nemico in ritirata, i Russi si erano trincerati fra le case del paese che sorge su una modesta collinetta, protetti da un terrapieno della ferrovia che correva pressoché attorno all’abitato e che costituiva un’ottima protezione per il nemico. Le forze sovietiche che sbarravano il passo agli alpini ammontavano a circa una divisione.

Verso le ore 9.30 venne ordinato di attaccare.

In un primo tempo si lanciarono all’assalto gli alpini superstiti del Verona, del Val Chiese, del Vestone e del II Battaglione misto genio della Tridentina, appoggiati dal fuoco del gruppo artiglieria Bergamo e da tre semoventi tedeschi.

 


colonna

La ferrovia, dopo sanguinosi scontri, fu raggiunta; in più punti gli alpini riuscirono a salire la contro scarpata ed a raggiungere le prime isbe dell’abitato dove sistemarono immediatamente le mitragliatrici, ma le perdite furono gravissime per il violento fuoco dei Russi.

Nonostante le sanguinose perdite, gli alpini continuarono a combattere con accanimento: fu un susseguirsi di assalti e contrassalti portati di casa in casa; venne conquistata la stazione ferroviaria e un plotone del Val Chiese riuscì ad arrivare alla chiesa.

La reazione russa fu violentissima: gli alpini furono costretti ad arretrare e ad abbarbicarsi al terreno in attesa di rinforzi.

Verso mezzogiorno giunsero in rinforzo i resti del battaglione Edolo, del Morbegno e del Tirano, i gruppi di artiglieria Vicenza e Val Camonica ed altre modeste aliquote di reparti della Julia col Battaglione L’Aquila: anch’essi vennero inviati nel cuore della battaglia.


colonna
La colonna in ritirata

Il nemico, appoggiato anche dagli aerei che mitragliavano a bassa quota, opponeva una strenua resistenza. Sul campanile della chiesa c’era una mitragliatrice che faceva strage di alpini. La neve era tinta di rosso: su di essa giacevano senza vita migliaia di alpini e moltissimi feriti.

Nonostante gli innumerevoli atti di valore personale di ufficiali, sottufficiali e soldati, spinti sino al cosciente sacrificio della propria vita, la resistenza era ancora attivissima e l’esito della battaglia era non del tutto scontato.La situazione si faceva sempre più tragica perché il sole incominciava a scendere sull’orizzonte ed era evidente che una permanenza all’addiaccio nelle ore notturne, con temperature di 30-35 gradi sotto lo zero, avrebbe significato per tutti l’assideramento e la morte.

 

Quando ormai stavano calando le prime ombre della sera e sembrava che non ci fosse più niente da fare per rompere l’accerchiamento, il generale Reverberi, comandante della Tridentina, saliva su un semovente tedesco e, incurante della violenta reazione nemica, al grido di “Tridentina avanti!” trascinava i suoi alpini all’assalto.

 

 

cammello
Il cammello del Val Chiese
con l’alpino Giovan Battista Bignotti di Sopraponte

Il grido rimbalzò di schiera in schiera, passò sulle labbra da un alpino all’altro, scosse la massa enorme degli sbandati che, come una valanga, assieme ai combattenti ancora validi, si

 lanciarono urlando verso il sottopassaggio e la scarpata della ferrovia, la superarono travolgendo la linea di resistenza sovietica.

I Russi sorpresi dalla rapidità dell’azione dovettero ripiegare abbandonando sul terreno i loro caduti, le armi ed i materiali.

Il prezzo pagato dagli alpini fu enorme: dopo la battaglia rimasero sul terreno migliaia di caduti. Tutti gli alpini, senza distinzione di grado e di origine, diedero un esempio di coraggio, di spirito di sacrificio e di alto senso del dovere.

 

In salvo

Dopo Nikolajewka la marcia degli alpini proseguì fino a Bolscke Troskoye e a Awilowka, dove giunsero al 30 gennaio e furono finalmente in salvo, poterono alloggiare e ricevere i primi aiuti. Il 31 con il passaggio delle consegne ai Tedeschi termina ogni attività operativa sul fronte russo.

 

Fino al 2 febbraio continuarono ad arrivare i resti dei reparti in ritirata. I feriti gravi vennero avviati ai vari ospedali, poi a Schebekino alcuni furono caricati su un treno ospedale per il rimpatrio.

La colonna della Tridentina riprese la marcia il 2 febbraio per giungere a Gomel il 1° marzo. Gli alpini percorsero a piedi 700 km e solamente alcuni nell’ultimo tratto poterono usufruire del trasporto in ferrovia.

 

 

Il rimpatrio

Il 6 marzo 1943 cominciarono a partire da Gomel le tradotte che riportavano in Italia i superstiti del Corpo d’Armata Alpino; il giorno 15 partì l’ultimo convoglio e il 24 tutti furono in Patria.

Mentre per il trasporto in Russia del Corpo d’Armata alpino erano stati necessari 200 treni, per il ritorno ne bastarono 17. Sono cifre eloquenti, ma ancor più lo sono quelle dei superstiti: considerando che ciascuna divisione era costituita da circa 16.000 uomini, i superstiti risultarono 6.400 della Tridentina, 3.300 della Julia e 1.300 della Cuneense.

Hanno detto...

Il Gen. Luigi Reverberi, nel discorso pronunciato all’Adunata della Tridentina, svolta a Gavardo il 26-27 ottobre 1946, pubblicato sul giornale “Monte Suello” n. 5 dell’agosto 1996:

 

[...] Dal 17 gen­naio 1943, ebbe inizio, o Alpini, l’Impresa che vi ha imposto alla ammirazione del Mondo, perché compiuta in circostanze così spaventosamente avverse che nessuna mente, per quanto otti­mista, avrebbe potuto presagirne la felice soluzione. [...]

Si videro in questa tragica odissea, che durò per oltre 15 giorni, i più generosi esempi di cameratismo: alpini che si carica­vano del carico dei compagni più stanchi; alpini che portavano barelle con feriti ed ammalati; alpini che sostituivano i quadrupedi nel traino delle slitte. [...]

11 accerchiamenti spez­zati, 14 battaglie combattute e vinte in una steppa desolata che non offriva alcun conforto, con una temperatura assiderante che alle volte ha raggiunto i 40 gradi sotto zero, sono le poste che il destino aveva messo al nostro riscatto. [...]

Ma la sorte avversa vuole ancora chiudere questi soldati in un cerchio di ferro e fuoco per farla finita, per stendere un nero sudario sulla grande vicenda. Eccoci alla memorabile giornata di Nikolajewka: martirio e gloria della “Tridentina”. É questa la giornata degli eroismi più fulgidi: è questa la giornata che pur pagandolo a carissimo prezzo i reparti della “Tridentina” acqui­stano il maggior titolo di gloria. [...]

E qui consentite a questo vecchio soldato, giunto ormai al fine della sua vita militare, di dirvi come mai egli abbia tanto amato come in quel giorno; come mai egli abbia tanto ringraziato il destino, come in quel giorno, nel quale ha potuto darvi prova della sua grande passione alpina.[...]

Allora il vostro generale, divenuto solo e semplicemente il Padre dei Suoi Alpini, vi ha guardato negli occhi; ha visto il vostro scoramento davanti all’impossibile ed ha offerto a Dio la sua vita, perché voi foste salvi; e nel preciso intendimento di compiere il suo ultimo dovere verso di voi, che già tante prove di affetto gli avevate dato, partì solo, avanti a tutti, fidente che Iddio avrebbe accolto il suo sacrificio per la vostra salvezza: e la lotta fu ripresa con rinnovata energia e la vittoria fu nostra e davanti a noi fu aperta finalmente la via del ritorno.

Non ho mai parlato con alcuno di questo episodio che pure è noto; perché certi ricordi si conservano gelosamente cu­stoditi nel cuore; ma oggi qui, a solo a solo con voi, che potete comprendermi, alla vigilia di lasciare volontariamente l’Esercito dopo tanti anni di servizio, ho voluto dirvi quale è il più grande orgoglio, che porto con me e che servirà a rendere meno doloroso il distacco da quella divisa che ho vestito per 35 anni e, ritengo, senza mai venir meno alle leggi dell’onore militare e civile”.

 

 

Giulio Bedeschi nel libro “Il natale degli Alpini”:

 

“La battaglia di Nikolajewka fu una limpida vittoria dello spirito, sorta fra gli orrori della più spietata lotta fra gli uomini. Molti alpini caddero sull’altare del sacrificio per dare la possibilità ad altri di vivere e di trovare aperta la via verso la Patria e la casa”.

 

 

Don Carlo Gnocchi (1902-1956) è stato il Cappellano della Tridentina in Russia. Alla fine della guerra fondò l’opera “Pro infanzia mutilata”, che nel 1952 prese il nome di “Pro Juventute”. L’ultimo suo gesto profetico fu la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti, quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato da apposite leggi; questo gesto diede un’accelerazione al dibattito sui trapianti e dopo poche settimana fu varata una legge ad hoc. È stato dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II nel 2002 ed è in corso la Causa di beatificazione.

 

Così si espresse nel suo libro “Cristo con gli alpini”:

 

“Nella storia di questa valanga di uomini che cozza undici volte contro la ferrea parete della sua prigionia e la sfonda, è difficile raccogliere episodi individuali. Tutti hanno dato fino all’estenuazione, fino all’eroismo. L’Artiglieria che più volte ha difeso i pezzi a corpo a corpo, gli alpini che hanno scalato i carri armati, forzandone col moschetto la torretta per gettarvi dentro le ultime bombe a mano, i congelati, i feriti che si sono strascinati per giorni lungo le piste, qualche volta a carponi, per non cadere nelle mani del nemico, i genieri che sono andati all’attacco snidando il nemico casa per casa, gli addetti ai servizi e gli scritturali che hanno gareggiato in dedizione coi combattenti, tutti, dall’ultimo alpino fino al Generale Comandante, che dopo aver sempre marciato con l’avanguardia, in una giornata decisiva, si è messo in testa alla Divisione portandola alla vittoria ed alla libertà, mentre interno a lui cadevano quaranta ufficiali ed un Generale, tutti hanno compiuto opera veramente sovrumana.

Dio fu con loro, ma gli uomini furono degni di Dio. Sì perché avevano quella fede che li ha fatti diventare eroi; l’amore per la Patria e per la famiglia, fede che diventa sempre più grande quanto più il gelo di una natura ostile, l’aggressione ossessionante di una terra nemica senza orizzonti e senza mète si accanivano contro di loro e quando le forze stavano per crollare, la visione dell’Italia, della famiglia lontana, era per loro una luce che li rendeva disperatamente decisi a raggiungerla.

Solo uomini che possiedono così forte questa fede possono aver fatto quello che hanno fatto per cercare di uscire dal cancello dell’eternità”.

  

 

Il tenente Luciano Zani, Medaglia d’oro al Valore Militare, comandante della 255a compagnia del Battaglione Val Chiese, dopo la durissima battaglia così si espresse:

 

“Si è combattuto a denti stretti, con assalti e contrassalti, con case e isbe conquistate, perdute, riconquistate, in furiosi corpo a corpo mentre mortai, pezzi anticarro, mitragliatrici e parabellum nemici battevano il terreno metro per metro. …

La giornata di Nikolajewka, così ricca di gloria e di fulgidi eroismi, ha insegnato che la potenza delle armi può essere superata e vinta dalla potenza dello spirito quando esistono uomini che sappiano gettare la loro anima al di là dell’ostacolo come gli antichi Cavalieri, come i Dragoni del “Savoia” e gli Alpini nella steppa russa”.

Scudetto Divisione Tridentina

Composizione della Divisione Alpina Tridentina

in RussiaComandante: Generale Luigi Reverberi;

Capo di Stato Maggiore: Maggiore Alessandro Ambrosiani;

402a e 417a Sez. Carabinieri

201° Ufficio posta militare

 

5° Reggimento alpini (colonnello Giuseppe Adami) con i battaglioni:

Morbegno (ten. col. Nestore Zucchi); Cp.: comando, 44a, 45a, 46a, 107a armi d’acc.

Tirano (maggiore Gaetano Volpatti); Cp.: comando, 46a, 48a, 49a, 109a armi d’acc.

Edolo (maggiore Dante Belotti); Cp.: comando, 50a, 51a, 52a, 110a armi d’acc.

5a Sez. Sanità

618° Ospedale da campo

25a Sez. Salmerie

 

6° Reggimento alpini (colonnello Paolo Signorini) con i battaglioni:

Vestone (maggiore Enrico Bracchi); Cp.: comando, 53a, 54a, 55a, 111a armi d’acc.

Verona (maggiore Felice Prat); Cp.: comando, 56a, 57a, 58a, 113a armi d’acc.

Val Chiese (ten. col. Policarpo Chierici); Cp.: comando, 253a, 254a, 255a, 112a armi d’acc.

6a Sez. Sanità

621° Ospedale da campo

26a Sez. Salmerie

82 e 216 Cp. Cannoni 47/32 (compagnia anticarro)

 

2° Reggimento artiglieria alpina (colonnello Federico Moro) con i gruppi:

Bergamo (maggiore Carlo Meozzi); Rep. comando, Bat. 31a, 32a, 33a, Rep. munizioni e viveri.

Vicenza (ten. col. Carlo Calbo); Rep. comando, Bat. 19a, 20a, 45a, Rep. munizioni e viveri.

Val Camonica (maggiore Ugo Andri); Rep. comando, Bat. 28a, 29a, Rep. munizioni e viveri.

56a e 59a Btr. a.a. 20 mm

76a Btr. c.c. 75/39

 

II Battaglione misto genio (maggiore Alberto Cassoli)

102a Sez. Fotoelettricisti

112a Cp. Radiotelegrafisti

122a Cp. Artieri

302a Sez. Sanità

619°, 620°, 622°, 623° Ospedale da campo

110a Sez. Sussistenza

206° Autoreparto misto

Bibliografia

Aldo RASERO, Tridentina Avanti!, Mursia, 1982

A.N.A. (a cura di Emilio FALDELLA), Storia delle Truppe alpine 1872-1972, Cavallotti Bandoni, 1972

Francesco MAGONI, La Tridentina in Russia, Gruppo Alpini di Borgosatollo, 1999

Alessandro AMBROSIANI, In reverente ricordo del Generale Medaglia d’Oro Luigi Reverberi, 1973

Carlo GNOCCHI, Cristo con gli Alpini, La Scuola, 1956

Giobatta DANDA, Vistù Ricordi del “Vestone” nella Campagna di Russia 1942-1943, 1992

Felice MAZZI, Avanti il Vestone… Avanti il Val Chiese…, Comune di Vestone, 1987

AA.VV., Alpini storia e leggenda, Compagnia Generale Editoriale, 1981

L’Alpino (Giugno 1991 – Anno LXX N. 6)

Il calvario degli alpini in terra di Russia, intervento del Generale di Brigata Tullio Vidulich a Carzano (TN), 24 gennaio 2004

 

Siti internet

 

www.fronterussounirr.it - U.N.I.R.R. (Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia)

www.brigatacadore.it

digilander.libero.it/avantisavoiait

 

Memorialistica

Mario RIGONI STERN, Il sergente nella neve, Einaudi, 1962

Egisto CORRADI, La ritirata di Russia, Mondadori, 1986

Giulio BEDESCHI, Centomila gavette di ghiaccio, Mursia, 1963

Giulio BEDESCHI (a cura di), Nikolajewka: c’ero anch’io, Mursia, 1972

Nelson CENCI, Ritorno, Rizzoli, 1981

Arnaldo CHIERICI, (a cura di), Policarpo Chierici comandante alpino, Nordpress, 2002

Alfio CARUSO, Tutti i vivi all’assalto, Longanesi, 2003

Giovanni LUGARESI, Tornare a Nikolajewka, Monte Università Parma, 2005

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