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Novant'anni fa la scomparsa del capitano Giuseppe Bertolotti
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Novant’anni fa, il 29 dicembre 1917, moriva in prigionia a Innsbruck il Capitano Giuseppe Bertolotti, medaglia d’oro al valor militare di cui si fregia il nostro Vessillo sezionale.
La nostra Sezione, per onorare questa esemplare figura di soldato e di uomo, sta curando la ristampa del volume con le lettere inviate dal capitano alla sua famiglia.
Nella foto a fianco (gentilmente concessaci dalla Sezione ANA di Brescia e pubblicata per la prima volta sul libro Alpini di Ferro di Alberto Redaelli) si può vedere come i suoi funerali, avvenuti a Brescia nel 1923, furono davvero partecipati. Le cronache dell'epoca narrano che molti dei suoi soldati accorsero per quest'ultimo abbraccio a un valoroso ufficiale, un artigliere tra i più capaci del Regio Esercito.
La ristampa del volume, curata dal consigliere sezionale Angelo D'Acunto, sarà presentato nei primi mesi del 2008 con una serata apposita che si terrà a Gavardo, suo paese natale.
Ecco alcune note storiche sul capitano Bertolotti tratte dal libro dell'80° della nostra Sezione.
Giuseppe Bertolotti, figlio di Cesare e Teresina Lancellotti, nacque a Gavardo, località Doneghe, l’8 maggio 1890. Frequentò le elementari e il liceo a Brescia e la Facoltà di ingegneria navale di Genova da dove, nel 1915, passò all’Accademia Militare di Artiglieria di Torino, uscendone sottotenente. Combatté in Cadore. Tenente, nel 1916 passò sull’Isonzo e poi in Carnia. Capitano nel settembre 1917 con la 44ª Batteria di montagna, 2° Reggimento di artiglieria alpina, combatté sull’Altipiano dei Sette Comuni, a Monte Lozze e a Monte Badenecche, dove il 4 dicembre 1917 fu ferito e fatto prigioniero.
Portato ad Innsbruck, scrisse nelle sue ultime volontà:
Miei adorati babbo e zia,
Per confortarvi del vostro immenso dolore, pensate ch’io sono morto perché l’Italia non fosse una triste famiglia ridotta a dimenticare il suo passato ed a ignorare i predestinati diritti delle Sue generazioni future e non si logorasse e invilisse nella vita di ogni giorno, scettica e rissosa, indifferente e bassamente cupida.
Io sono morto per accrescere il pregio ed il futuro della vita. Voi per onorare la mia memoria difendetela contro chi mi giudicherà un esaltato e fate che queste mie idealità già abbiano a realizzarsi.
Nella visione di un’Italia più grande, più nobile, più potente, più buona sono morto contento. Addio.
Le sue spoglie vennero traslate nel cimitero di Brescia il 23 maggio 1923. Fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare; questa la motivazione:
«Magnifica tempra di soldato, sempre primo nelle più rischiose imprese e là dove maggiore era il pericolo, diede ovunque il più fulgido esempio di valore, di patriottismo, di fede. Comandante di una batteria nelle più difficili condizioni, in terreno aspro, scoperto, fortemente battuto e sulla medesima linea delle fanterie avanzate, cooperò alla difesa della posizione, fino all’estremo limite del possibile. Circondato da ogni parte, non si perdette d’animo ed incitò i suoi uomini alla resistenza. Ferito più volte mortalmente e già prigioniero, non desistette dall’incuorare gli altri, finché, rimasto privo di sensi, venne trasportato in un ospedale nemico, ove decedette pochi giorni dopo, lasciando scritti, nei quali, si diceva lieto di morire nella visione di un’Italia più grande, più nobile e più potente.
Monte Badenecche, 21 novembre - 4 dicembre 1917».
Venne decorato anche dal Ministero della Difesa nazionale belga con Croce di Guerra con Palma.
Il fatto storico
La 44a batteria del Gruppo Bergamo del 2° Reggimento artiglieria alpina viene completamente distrutta a quota 2.105 dell’Ortigara nel giugno 1917, dopo aver seguito gli alpini nell’avanzata ed averne condiviso la sorte durante il contrattacco nemico.
Nel settembre dello stesso anno, la 44a batteria viene ricostituita dal capitano Giuseppe Bertolotti di Gavardo (Brescia) il quale infonde nei suoi artiglieri lo slancio e l’entusiasmo della sua nobile anima di combattente. Il 22 novembre la batteria è a monte Badenecche, estremo contrafforte delle Melette. Il nemico, dopo aver sconvolto le nostre posizioni con il fuoco di artiglieria, riesce a sopraffare la difesa sulla selletta tra monte Tondarecar e monte Badenecche e a circondare la vetta di quest’ultimo da ogni parte. Gli artiglieri della 44a batteria, animati dal loro comandante, fanno fuoco fino a quando è possibile con i pezzi e si difendono poi disperatamente con i fucili e le bombe a mano. Non si salva quasi nessuno e i pochi superstiti vengono fatti prigionieri.
Il capitano Bertolotti, come testimonieranno i suoi stessi soldati, benché ferito più volte continua ad incitare i suoi uomini a battersi strenuamente pur di non cedere al nemico. Caduto privo di sensi viene trasportato in un ospedale nemico dove pochi giorni dopo cessa di vivere.
da "Tridentina Avanti!" di Aldo Rasero, Milano 1982, pag. 158
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